La guerra tecnologica che prende vita attraverso gli hardware

Il progresso scientifico è una costante che attraversa la storia dell’umanità in ogni sua sfaccettatura, accompagnandone l’evoluzione e determinandone il futuro. Grazie allo sviluppo della tecnologia, l’essere umano ha raggiunto obbiettivi che non avrebbe mai immaginato, e altri ancora ne verranno che, ai nostri occhi, avranno qualcosa di incredibile.

Ci sono tante speranze affinché molte risorse di ultima generazione possano essere impiegate per apportare beneficio alla popolazione mondiale, ma anche tanti presupposti che spingono verso problematiche che, a quanto sembra, non è più così opportuno rimandare; tra queste, la guerra informatica che si estende ad ogni cosa e assieme al cyberspazio ingloba tutto ciò che compone la realtà circostante, proprio come testimonia di recente il rapporto redatto da Vodafone – (recensioni di Vodafone  qui)– sul caso Huawei.

La tecnologia come via di accesso alle informazioni private

Per quanto in Occidente non si parli di altro e la stessa azienda venga quotidianamente utilizzata come capro espiatorio, a ben vedere Huawei non è l’unico attore internazionale a mettere in atto simili strategie di competizione ed anzi, ripercorrendo la storia della sorveglianza telematica, è facile rendersi conto di come certe tattiche siano una costante della politica di molti governi e aziende del mondo i-tech.

Lungi dal voler giustificare un comportamento fortemente dannoso a carico del consumatore finale, oltre che pericoloso da un punto di vista della possibile escalation alla quale potrebbe condurre una simile sfrenata competizione, proprio al contrario invece si desidera soltanto mostrare come le operazioni di sorveglianza segreta siano ormai la base del potere di coloro che dominano il mondo; anche se, ovviamente, il caso cinese si presenta con connotati suis generis.

Laddove regna la tecnologia

Nei paesi democratici nei quali la gente è abituata a dibattere su tutto, anche solo per il semplice gusto di farlo, il progresso spesso si ferma a causa delle molte voci contrastanti che cercano di porsi a salvaguardia delle cose naturali e giuste. Non si può negare che questo da un lato sia un bene, dal momento che consente di rallentare le ondate di innovazione e prendere coscienza di quelli che sono gli sviluppi della scienza; d’altro canto però, laddove manca la democrazia ogni risorsa può essere indirizzata verso l’obbiettivo finale e così, la Cina cerca di azzerare i tempi impiegando un approccio olistico alla sua corsa verso la supremazia nell’universo.

È bene far chiarezza in merito a simili eventi, perché non vi sono buoni e cattivi nella guerra informatica, ma soltanto attori con tanti interessi differenti e che spesso si pongono in contrasto tra loro; ciononostante, ognuno di questi impiega tecniche scorrette per vincere la competizione ed arrivare al traguardo prima che vi giungano gli altri, per la paura che un nemico troppo forte possa comportare un rischio per i propri obbiettivi di breve e lungo periodo. Ogni governo, azienda, gruppo organizzato o singolo attore coinvolto nella guerra cibernetica, utilizza pratiche che, mano a mano, spingono verso un’erosione del concetto di privacy così come è stato concepito negli ultimi anni dell’era internet; la Cina è soltanto un attore che si sta giocando ogni risorsa senza alcuna perdita di tempo.

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