Non bastano 42 passaggi in più: il Napoli non segna e abbandona la Champions

Non bastano 42 passaggi in più: il Napoli non segna e abbandona la Champions

Il Napoli regge 40 minuti. Poi, dopo il gol di Salah, la legge di Anfield si conferma. Per la 19ma partita consecutiva in Europa, il Liverpool non perde in casa. Al Napoli manca l’anello di congiunzione fra centrocampo e attacco, Insigne non riesce ad essere abbastanza presente negli spazi di mezzo per appoggiare Fabian Ruiz e Mario Rui, poi Ghoulam. Con gli spazi che si aprono, la presenza di Maksimovic come terzo centrale aggiunto non facilita la copertura contro il tridente dei Reds. Il Napoli chiude con 42 passaggi in più, il rimpianto per un secondo tempo giocato tutto in difesa e per l’ultimo miracolo di Alisson su Milik a un metro dalla porta.

I numeri della partita

Esce dalla Champions il Napoli che avrebbe dovuto segnare almeno un gol stasera, nonostante 541 passaggi contro 499, anche se solo 128 a 180 diretti negli ultimi trenta metri. I 76 di Albiol, effimero record della serata, battono anche i 65 di Alexander-Arnold: due difensori chiamati alla regia con i compagni a cui di solito è affidata l’uscita bassa del pallone pressati bene. Pesano però i soli 8 tiri contro i 22 del Liverpool, di cui appena sei dall’interno dell’area, e di conseguenza i soli cinque passaggi chiave. Insigne e Mertens, 54 tocchi in due, non raccolgono abbastanza il frutto dei 17 uno contro uno riusciti di Allan sui 25 tentati.

Difficile combinare equilibrio e velocità

Ancelotti, l’ultimo allenatore ad aver vinto ad Anfield in Europa, ripresenta la difesa a quatrtro con Maksimovic terzino destro che scala a terzo centrale per fronteggiare il trio Red. Insigne, alla cinquantesima in Europa, accompagna Mertens e Callejon davanti. Interessante la sfida dei due “piccoli” contro Matip, che è un centrocampista adattato a difensore centrale, e Van Dijk. L’olandese, come Koulibaly, è il giocatore con più passaggi di media a partita della sua squadra, a conferma della tendenza all’arretramento della regia nel calcio moderno.

Dal 3-0 subito contro il Real Madrid del 2014, la prima partita nelle coppe europee in cui il Liverpool ha concesso tre reti nel primo tempo, solo il Porto è uscito da Anfield con un clean sheet. Ancelotti già dai primi minuti dimostra di voler accettare la sfida sul piano del ritmo ma senza concedere al Liverpool spazi aperti da sfruttare nelle transizioni positive. Il Napoli difende in avanti, come previsto Maksimovic stringe la linea mentre Rui aumenta l’ampiezza a sinistra per offrire un’uscita in più a Fabian Ruiz. Il Liverpool però fatica a difendere proprio in quella zona e insieme a tamponare i tagli alle spalle di Robertson.

La difficoltà di combinare l’equilibrio e la velocità emerge sul primo pallone messo in area per Salah dietro Koulibaly, in ritardo sul capovolgimento di gioco. Il 4-3-3 di Klopp porta il Liverpool ad estendersi lungo il campo ma i Reds non sempre si compattano velocemente. Manca un po’ la copertura del centrocampo e si vede nell’inserimento di Callejon all’8′ che appoggia dietro per il tiro da fuori di Hamsik, su cui Van Dijk non esce e nessuno copre.

Fabian Ruiz cuce le due fasi

Robertson ha un po’ troppo campo in fase di costruzione, perché Milner si allarga e Callejon è costretto a rimanere basso. Non a caso il Liverpool avvia spesso l’azione offensiva a sinistra per poi cercare il cambio di gioco su Salah che sfida Koulibaly (tre contrasti e due rinvii nella prima mezz’ora) o, in alternativa, si allarga verso sinistra con Fabian Ruiz costretto a correre all’indietro in appoggio a Mario Rui. Il Napoli in avvio riesce a tenere fuori dalla partita Mané, che tocca solo sei palloni nei primi venti minuti. Il “Big Brother” di Keita, che ha stretto con lui una forte amicizia e l’ha soprannominato così dal primo giorno, però si illumina al primo tiro: gol annullato per giusto fuorigioco. Non facile per il Napoli tenere comunque la linea all’interno dell’area su un’azione rapida e avvolgente.

Ancelotti vorrebbe più supporto in pressione da Fabian Ruiz, che in 20 minuti tocca 19 palloni e completa un dribbling. Il Napoli, che dopo il primo quarto di partita ha solo 18 passaggi destinati nella trequarti offensiva, affretta il passaggio e perde qualche pallone di troppo. Quando però gli azzurri riescono a contenere la tensione per palleggiare nello stretto, gli spazi per aprire il gioco verso Callejon si trovano e gli scenari offensivi cambiano.

Il Liverpool si appoggia quasi solo a Salah

E’ comunque a sinistra che gli azzurri più di frequente avviano l’azione, lì dove Salah galleggia nello spazio di mezzo tra Mario Rui e Koulibaly.

L’egiziano, fresco di tripletta al Bournemouth (non segnava così tanto in Premier in una sola partita dalla quaterna al Watford del 17 marzo), sfodera un gran movimento sul gol. Col corpo all’interno per proteggere palla e tagliar fuori Mario Rui, si lancia in area con Koulibaly un po’ troppo avanti per recuperare la posizione, l’errore di Ospina facilita il suo 41mo centro in 52 partite nell’anno solare fra club e nazionale.

Nei primi 40 minuti, Salah tocca gli stessi palloni di Firmino e Mané messi insieme. Spesso fulminante sul primo controllo, salta l’uomo otto volte su 14 nel primo tempo e questo conta decisamente più dei 14 passaggi riusciti (il 70% di quelli tentati).

Primo tempo: il Napoli fatica a portare il pallone fra le linee

Ruiz stringe troppo il diagonale sul secondo tiro della partita del Napoli, al termine di un’azione che nasce dal buon pressing alto su un rinvio impreciso di Alisson e dal posizionamento troppo aperto dei terzini del Liverpool, una possibile debolezza che gli azzurri non sempre riescono a sfruttare anche perché Insigne, 13 palloni toccati nel primo tempo, non incide nel corridoio interno.

Così tramonta un primo tempo in cui il Napoli è un po’ mancato in copertura dal lato di Maksimovic, ha occupato bene il centrocampo e completato 242 passaggi contro i 271 del Liverpool. Tuttavia, sono saltate le catene che permettono agli azzurri di verticalizzare e di rendere efficace la manovra negli ultimi trenta metri, dove invece l’occupazione del campo latita nonostante gli undici uno contro uno che Allan aggiunge ai 24 passaggi per testimoniare una prestazione meno appariscente ma non per questo meno importante. E’ tuttavia nella spinta fra le linee che il Napoli è mancato nel primo tempo.

Il secondo tempo

Il sostanziale tre contro tre per tutta l’ampiezza del campo che si crea quando il Liverpool recupera palla e riparte non facilita il compito del Napoli di arginare il punto di forza dei Reds, che è naturalmente Salah. La fretta nell’uscita bassa del pallone rende via via più difficile per gli azzurri portare l’azione oltre il centrocampo. La squadra di Ancelotti fatica un po’ di più nella ripresa a contenere in mezzo, anche se con il passo ancora energico di Fabian Ruiz le possibilità per ripartire si creano comunque.

I terzini inglesi accompagnano sempre molto l’azione offensiva, ma il Napoli nella transizione non sempre sfrutta quell’apertura di campo con Insigne, sempre in posizione aperta per allargare Alexander-Arnold, e Mertens che non riescono con continuità a offrire una linea di passaggio utile.

L’ingresso di Zielinski per Fabian Ruiz, un cambio abbastanza classico per Ancelotti, è un segnale della volontà di Ancelotti di aumentare la protezione nel corridoio interno a centrocampo per arginare un Liverpool che si fa avvolgente e arriva al tiro dalle corsie con un po’ troppa facilità.

Firmino più coinvolto, Napoli in difficoltà

Firmino, più coinvolto nel ruolo atipico di centravanti di movimento nel secondo tempo, raggiunge i 50 palloni toccati in 65 minuti. Completa in questo periodo 32 passaggi, di cui 14 in avanti, e 23 volte apre verso sinistra. Con il passare del tempo e il bisogno di segnare, Ancelotti toglie uno stanco Mertens, autore di uno dei soli tre key passes (i passaggi che mandano un compagno al tiro) del Napoli nei primi due terzi di partita, per Milik anche per garantirsi una variante offensiva in più. Gli azzurri, che al momento dell’uscita di Mertens hanno distribuito 60 lanci lunghi a 42, possono concedersi di alzare qualche palla in più verso l’area.

La partita di Mertens: fonte Sofascorein foto: La partita di Mertens: fonte Sofascore

Ancelotti tenta l’ultima mossa con Ghoulam, che sbaglia un paio di appoggi non impossibili, per andare a creare il solito triangolo con Insigne e Zielinski a sinistra, per sfruttare i cambi di gioco verso Callejon o i cross per Milik (splendida chiusura al limite dell’area piccola di Van Dijk). Due miracoli consecutivi di Ospina su doppio tentativo di Salah stappano un finale che si alimenta di porzioni crescenti di campo aperto, di continue verticalizzazioni a palla scoperta. Si accende su un’altra gran parata di Ospina, costretto però agli straordinari perché adesso i tre centrali del Napoli non tengono più contro il tridente più chiuso di Klopp che chiede a Salah di giocare più centrale, prima e dopo l’uscita di Firmino per Keita che va sul centro-sinistra.

Solo Liverpool, poi Alisson salva i Reds

Il secondo tempo è un lungo, generoso e impreciso assalto del Liverpool che spreca diverse occasioni per raddoppiare e alla fine deve ringraziare Alisson con una parata che a qualcuno avrò ricordato quella di Dudek su Shevchenko nella finale di Istanbul del 2005 contro il Milan di Ancelotti. Un capolavoro di istinto e posizione che salva il Liverpool e condanna il Napoli.

Fonte: Non bastano 42 passaggi in più: il Napoli non segna e abbandona la Champions

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